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Wislawa Szymborska, l’ispirazione poetica ed il silenzio, saggio a cura di Lorenzo Spurio

 

Interessantissimo saggio, letto con molta attenzione e ben prima che fosse pubblicato online; in esso il critico letterario e amico Lorenzo Spurio, partendo dalle considerazioni espresse dalla Szymborska sulla sua opera, La prima frase è sempre la più difficile, ora confuta, ora concorda sulla sua concezione di poesia.
Anch'io penso che non sia concepibile una cosiddetta scuola di poesia, dove cosiddetti "professori" pretenderebbero di impartire ai loro allievi "lezioni di poesia". Il termine scuola presuppone l'insegnamento di un sapere codificato, quindi, queste "scuole" pretenderebbero di insegnare la poesia anche partendo da zero.
Un altro punto che voglio sottolineare e che questa volta trova entrambi in disaccordo con la Nostra, è che affinché nasca la poesia, bisogna che ci sia silenzio ed essere sicuri che il "telefono" non suonerà. Tutti noi lo vorremmo ma, d'accordo con Lorenzo, la cosa è materialmente impossibile. L'ispirazione può raggiungerci, lo dico per esperienza diretta, in qualsiasi momento: per strada o addirittura su un autobus affollato. Ad esempio nel 2014 mi è capitato di appuntare dei versi di una poesia, sul cellulare, nel 1998 su uno spiegazzato scontrino della spesa, nel 2006 su un autobus affollato, nel 2010 al PC e da lì è nato il progetto "Dipthycha", che si avvia al terzo Volume. E come ben riporta Spurio, il grande Ungaretti, durante il primo conflitto mondiale appuntava le sue poesie sulla carta che avvolgeva le cartucce e io una volta ho letto che a Montale gli capitava di appuntarle anche sui biglietti del tram. E quanti altri esempi si possono incontrare nella nostra letteratura e, sicuramente, anche tanti altri in altre letterature. Addirittura Hikmet, durante la sua prigionia, per fare un esempio limite, le poteva solo "scrivere" a memoria, essendo stato privato di carta e penna, per poi dettarle a chi andava a fargli visita.

 

Emanuele Marcuccio

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