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Ispirato dall'«Elettra» di Sofocle

«Possiamo considerare la figura di Elettra come il mito archetipico di ogni donna sottoposta ad ogni genere di violenza. Cosicché, l'unica arma di difesa che ha la donna per sfuggire alla violenza è l'istruzione e, conseguentemente, i libri, quelli degni di questo nome e fonti di cultura per eccellenza. Senza istruzione e quindi, senza libri, la donna sarebbe vittima di ogni genere di violenza, più di quanta già ne subisce oggigiorno. Similmente possiamo considerare Oreste come il mito archetipico di ogni difensore delle donne, ma solo per difendere e confortare Elettra
Purtroppo, molti sono gli Egisto e pochi gli Oreste[1]

 

 

 

Oreste ad Elettra[2]

Oh, quale dolore provasti
per la tua triste sorte,
reietta, percossa, disprezzata!
Ma ora, felicità insperata giunge
alle tue pupille stanche:
tuo fratel, creduto morto,
è giunto alfin
a liberarti,
ad abbracciarti,
a rimirarti, dolce sorella;
quanto hai sofferto,
che aspra guerra, a qual battaglia
fosti risoluta, non vacillasti!
Come montagna che giammai trema
sotto le sferze del ciclone,
come cascata, che vasta
erompe precipite,
non t’arrestasti!
Eri pronta anche a morir,
triste misera, cara sorella,
erano pronti a seppellirti viva,
pur di serrarti la bocca,
quella bocca, che nacque
ad indorare baci,
una volta sposa,
a sì nero ufficio fu deputata:
casta fanciulla, ambra di rose,
non soffrir più,
riposa sul mio cuor,
non soffrir più,
non soffrir più!

(9/10/1996)

 

 

Scrissi questa poesia dopo la lettura dell'«Elettra» di Sofocle (496 a.C. – 406 a.C).
Ed ecco di seguito i passi per me maggiormente carichi d'ispirazione.

 

«ELETTRA
O mio ultimo ricordo della vita di Oreste, l'uomo a me più caro! Come ti accolgo ora, e com'erano diverse le nostre s
peranze quel giorno, quando ti ho mandato lontano! Ora ti stringo tra queste mie mani, ma tu non sei più nulla. Eri splendido, figlio mio, quando ti ho messo in salvo da questa casa. Oh, fossi morto prima che le mie mani ti strappassero alla strage per mandarti in una terra straniera: anche te, quel giorno, avrebbero ucciso e ora giaceresti sepolto con tuo padre! Ma orrenda è stata la tua morte, fuori dalla tua casa, in fuga, in terra straniera, lontano da tua sorella. E io... il tuo corpo... non l'ho lavato io, non l'ho composto io... il tuo corpo; non sono stata io, com'era giusto, a raccogliere dal rogo ancora ardente il peso misero delle tue ossa. Mani estranee ti hanno toccato e ora, infelice, ritorni a me, piccola cosa in questa piccola urna. Povera me, inutili le mie cure di un tempo, spese ad allevarti, a crescerti forte: fu una fatica dolce! Non eri di mia madre tu, eri mio, solo mio: io, in questa casa, fui la tua nutrice e me sola tu chiamavi sorella. Ma ora tu sei morto e in un giorno solo tutto è svanito. Sei sparito e tutto hai trascinato con te, come un uragano. È morto nostro padre e la tua morte è stata la mia morte. E ridono i nemici; è in delirio quella madre non-madre, che un giorno tu saresti tornato per punire. Ma le nostre speranze, tutte le ha distrutte questo destino pieno di dolore, tuo e mio, e invece della tua persona cara mi manda polvere e ombra vana. Ahimè! Ahimè! Povero corpo, hai percorso una strada maledetta, mi hai ucciso, fratello! E ora accogli anche me in questa tua casa, accoglimi nel nulla, perché anch'io sono nulla e voglio stare con te, sotto terra per sempre. Quand'eri qui ho sempre condiviso la tua sorte e ora voglio morire e stare insieme a te in questa tomba, perché i morti, lo vedo, non provano più dolore.

CORO
Elettra, ricordati, sei nata da un mortale e Oreste era mortale. Non piangere troppo: il dolore è un debito che tutti dobbiamo saldare.

ORESTE
Che devo dire? Sono turbato, perdo il mio controllo.

ELETTRA
Perché sei turbato? Che dici?

ORESTE
È il viso radioso di Elettra questo?

ELETTRA
Sì, ridotto in questo stato.

ORESTE
Che cosa indegna!

ELETTRA
Ma tu, straniero, stai forse piangendo per me?

ORESTE
Un corpo sfigurato: è una profanazione.

ELETTRA
Compiangi me, straniero, o chi?

ORESTE
Un'esistenza infelice, senza nozze.

ELETTRA
Perché mi guardi e piangi, straniero?

ORESTE
Perché le mie disgrazie ancora non le sapevo tutte!

ELETTRA
E le hai sapute dalle mie parole?

ORESTE
Vedo una donna segnata da un dolore infinito.

ELETTRA
Vedi solo un frammento delle mie disgrazie.

ORESTE
E come immaginarmi disgrazie peggiori?

ELETTRA
Sono costretta a vivere insieme ad assassini.

ORESTE
Gli assassini di chi? Di che delitto parli?

ELETTRA
Di mio padre. Mi hanno costretta a forza a fare da serva.

ORESTE
Chi ti ha ridotto in questa condizione?

ELETTRA
Mia madre: questo dice di essere; ma niente ha di una madre.

ORESTE
E come? Con la violenza o con infami ricatti?

ELETTRA
Con la violenza, il ricatto, in ogni modo.

ORESTE
Nessuno ti difende da lei? Nessuno può fermarla?

ELETTRA
No! Chi lo poteva è cenere.

ORESTE
Ti guardo e provo una pietà infinita.

ELETTRA
Sei il solo - sappilo - a sentire per me un po' di compassione.

ORESTE
Perché anch'io sono qui a patire quello che tu patisci.

ELETTRA
Sei un parente allora? Da dove vieni?

ORESTE
Te lo dirò, solo se queste donne sono amiche.

ELETTRA
Sono amiche fidate.

ORESTE
Posa quest'urna; devi sapere tutto!

ELETTRA
Non farmi questo, ti prego, straniero!

ORESTE
Dammi retta, non te ne pentirai!

ELETTRA
Ti scongiuro, non strapparmi la cosa a me più cara.

ORESTE
Lasciala, dammi ascolto!

ELETTRA
Da te, Oreste, ho solo dolore: non potrò darti nemmeno sepoltura.

ORESTE
Non dire parole maledette! Piangi senza motivo.

ELETTRA
Non ho motivo di piangere mio fratello... morto?

ORESTE
Proprio questa parola non hai motivo di dire.

ELETTRA
Sono indegna di lui? Non devo piangerlo?

ORESTE
Di nessuno sei indegna, ma di piangere non hai nessun motivo.

ELETTRA
Ne ho, se questo è il corpo di Oreste.

ORESTE
Non è il corpo di Oreste, è un'inganno.

ELETTRA
Dov'è allora il corpo di quell'infelice.

ORESTE
Non c'è tomba per chi vive ancora.

ELETTRA
Che dici, figlio?

ORESTE
Solo la verità!

ELETTRA
Allora è vivo?

ORESTE
Se io sono vivo!

ELETTRA
Tu sei Oreste!?

ORESTE
Guarda questo anello: era di mio padre; guarda se dico il vero.

ELETTRA
È il mio giorno più bello!

ORESTE
Il più bello!

ELETTRA
Ascolto la tua voce!?

ORESTE
Non cercarla più altrove!

ELETTRA
Sei qui tra le mie braccia?

ORESTE
Mi stringerai per sempre!

ELETTRA
Amiche care di questa città, guardate: Oreste è qui! Morto per un inganno, vivo per quell'inganno!

CORO
Lo vediamo, figlia, con lacrime di gioia»

Da: Sofocle, Elettra, IV episodio.

http://volta.valdelsa.net/thiasos/elettra/elettratxt.htm

 

[1] Edito in Emanuele Marcuccio, Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 47, p. 14.
ISBN: 978-88-6682-240-0.

[2] Edita in Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, Ravenna, 2009, pp. 100, pp. 72-73.
ISBN: 978-88-6347-031-4.

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