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La prima intervista rilasciata (27/3/2009)

Di seguito il testo dell'intervista che ho rilasciato sul sito “libriescrittori.com”, il 27 marzo 2009.

 

 

Intervista a Emanuele Marcuccio

Intervista allo scrittore Emanuele Marcuccio

 

 

 

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

Cerco di essere spontaneo, quando scrivo; non voglio limiti stilistici nello scrivere. L'ispirazione arriva improvvisa, furtiva e svelta, quindi mi metto subito a scrivere; mi è capitato di scrivere anche per strada, su uno scontrino, o su un autobus affollato, in un angolino disponibile.

Qual è stato il suo percorso di studi?

Ho conseguito il diploma di maturità classica nel 1994, in seguito mi sono iscritto a lettere moderne, senza riuscire a laurearmi per sopraggiunti problemi di salute e familiari.

Quando e perché ha iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere intorno ai quindici anni con dei rudimentali esercizi, solo a partire dai sedici anni la mia scrittura ha iniziato a prendere forma.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

Con la mia scrittura cerco di trasfigurare la vita e d'indagarne le tante sfaccettature, cercando di rimanere fedele ai valori in cui credo e di promuoverli.

Quali sono i suoi libri del cuore?

I miei libri preferiti sono i classici.

E quelli che non leggerebbe mai?

Non leggerei mai un romanzo rosa.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

Lo sto ancora leggendo “I promessi sposi” di A. Manzoni. 
Sono un lento ed attento lettore.

E quello che meno le è piaciuto?

Scelgo con molta attenzione i libri da leggere.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

Amo molto la mia terra, la Sicilia, ma non ho molto tempo per visitarla. 
Quanta fonte d'ispirazione è per me la mia cara Palermo
Purtroppo dei mali remoti l'attanagliano e spesso le sue strade stridono luttuose.

Cosa le piace e cosa non le piace dell'editoria odierna italiana?

Mi piace che ci siano editori che diano fiducia e promuovano i lavori di scrittori esordienti, senza chiedere un contributo in denaro, o chiedendone solo una piccola parte. 
Non mi piace che, chi non viene segnalato da qualche pezzo grosso o da qualche agente letterario importante, se lo sogna di poter pubblicare con una casa editrice famosa, anche quando merita più di certuni, che vengono pubblicati non per le loro abilità letterarie.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d'oggi?

La cultura è tutto ciò che si riferisce alla letteratura, alla musica, al teatro e alla danza. Credo che oggigiorno si faccia tanta confusione, la cultura non si basa sull'intrattenimento, ma sulla capacità di lanciare un messaggio, che ci porti a riflettere e ci porti a conoscere, senza mai smettere di riflettere, perché è proprio la riflessione che genera cultura.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

Per caso, navigando su internet, circa un anno fa, ho visitato il sito della SBC Edizioni ed ho inviato le mie poesie per e-mail, per avere un loro parere di una possibile pubblicazione, ricevendone un parere positivo.

Cinema: qual è il suo film preferito?

I miei film preferiti sono quelli di fantascienza, a patto che non sconfinino nell’horror. 
Mi piacciono anche i film d'autore, come la versione integrale di “Hamlet”, diretta e interpretata con grande maestria e virtuosismo attoriale da K. Branagh; o come “Fahrenheit 451” del grande e compianto F. Truffaut
Mi piace il genere storico, mi piace il genere thriller, il genere d’azione e il genere biografico.

Musica: la canzone del cuore?

Ascolto principalmente musica classica, ma non disdegno l'ascolto della canzone d'autore.

Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

Quando mi raggiunge l'ispirazione, non sarei in grado di scrivere una poesia direttamente al computer, i miei mezzi devono essere una penna e un foglio di carta (anche se sono lento nello scrivere), non uno sterile foglio di vetro; successivamente mi servirò di quel foglio di vetro per il fine della pubblicazione. 
L'ideale sarebbe scrivere di notte, ma l'ispirazione mi può raggiungere in qualsiasi ora della giornata, per l’appunto, anche di notte. 
Preferisco scrivere in solitudine, ma mi è capitato di scrivere anche su un autobus affollato o per strada. 
Non scrivo in rima per scelta, per me questa blocca o vincola l'ispirazione poetica. 
Se la rima raramente è presente, è solo spontanea. 
La metrica e la rima sono solo due dei mezzi, non necessari, per pervenire alla forma della poesia. 
La rima non spontanea l’ho utilizzata soltanto in una poesia per puro sperimentalismo. Nella mia poetica ci sono tre punti fermi: la spontaneità, la musicalità, la scorrevolezza del verso. 
Il mio ideale poetico si esprime nell'essere semplice ed allo stesso tempo profondo, e penso che sia cosa piuttosto difficile non utilizzando la rima. 
Cerco anche la musicalità del verso, cosa oltremodo difficile, se non si scrive in rima.

Quali sono i suoi poeti del cuore?

Leopardi e Pascoli, ma anche Montale
Leopardi, perché mi piace il suo stile meraviglioso, ma non accetto il suo pessimismo cosmico. 
Di Pascoli mi rapisce la poetica del fanciullino, il fanciullo che c’è in ognuno di noi. Montale, perché la sua poesia mi affascina e conquista quasi in una vertigine per i suoi abissi di profondità.

Come nasce un suo verso?

Seguo una struttura su due fasi fin dal 1990: la prima fase è quella che io chiamo il primo fuoco dell'ispirazione, che può giungere in qualsiasi momento con l'affiorare alla mente dei primi versi; quindi mi metto subito a scrivere in brutta copia e, mentre scrivo, penso i successivi versi da mettere sulla carta. 
La seconda ed ultima fase si riferisce alla ricopiatura in bella copia con i vari aggiustamenti grammaticali e retorici, aggiungendo, a volte, anche dei nuovi versi o parole. 
Diverso è stato il caso della mia unica poesia scritta in rima, in cui dapprima è arrivato il primo fuoco dell’ispirazione con i primi due o tre versi, successivamente mi sono dedicato alla ricerca della rima, unita al tipo particolare di rima (forse la più difficile, quella dantesca), ed alla proprietà di linguaggio dantesco con l’applicazione delle figure retoriche più adatte. 
Come vedete, in questo caso ci sono state tre fasi, e mi meraviglio che mi sono bastati soltanto due giorni; l’ho scritta mentre mi preparavo agli esami di maturità classica. 
Uso le figure retoriche e cerco di usarle in maniera spontanea, cercando sempre la musicalità del verso, senza fare uso della rima; ho usato anche lo zeugma, che usa molto Dante. 
La figura retorica che uso di più è l’enjambement.

Quanto tempo ci lavora su?

Dai dieci ai trenta minuti ma, in alcuni casi, fino ai due giorni.

Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

Deve esserci la musicalità e la scorrevolezza nella lettura, deve esserci la semplicità di espressione, unita alla profondità di significato.

Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

L’ho scritto nel 1990 e mi trovavo a scuola, in quinta ginnasiale, in un gruppo artistico nel periodo delle occupazioni. 
Avevo iniziato a scrivere fin dall’anno prima, ma erano dei semplici esercizi, non poesie.

Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?

Far conoscere e leggere le mie poesie a più persone, non solo ai miei parenti, amici e conoscenti.

Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

…e il naufragar m’è dolce in questo mare. 
Semplicemente un verso meraviglioso, il mio preferito in assoluto.

Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

La mia prima raccolta di poesie l’ho intitolata “Per una strada”, dal titolo di una mia poesia, presente in questa raccolta, proprio perché, come primo motivo, l’ispirazione mi ha raggiunto, per la stragrande maggioranza, per strada: camminando per strada, sull’autobus, ecc… 
Ma c’è un motivo ben più profondo, che si cela in questa mia, apparentemente semplice poesia.


Per una strada

 

Per una strada senza fronde

si aggira furtivo e svelto

il nostro inconscio senso,

passa e non si ferma,

continua ad andar via

e non si sa dove mai sia.

 

Essa nasconde in sé il significato stesso della mia ispirazione furtiva e svelta, che passa e vola via e, se non l’afferro e la trattengo nel mio cuore con i miei versi, che metto sulla carta, passa e vola via, e non si sa più dove mai sia. 
Ho pensato di dare questo titolo alla presente raccolta fin dal 1999. 
Questa mia raccolta contiene 109 poesie ed abbraccia un arco della mia vita lungo ben sedici anni (1990 – 2006): tutto è passato per una strada, luogo fisico, luogo dell’anima, che è stato trasfigurato dalla mia sensibilità, dalla mia immaginazione, che ho cercato di esprimere con la mia poesia. 
Il tutto è sorretto dalla fede, il mio pessimismo, infatti, è un pessimismo moderato; se non avessi fede, sarebbe un pessimismo cosmico alla Leopardi, di cui prediligo lo stile delle sue poesie meravigliose e che non poco hanno alimentato la mia ispirazione. 
Ecco perché ho usato quel “senza fronde” nella mia poesia, da cui trae nome la mia raccolta; quel “senza fronde” ha un significato fisico e personale: si era in autunno, e per strada c’erano gli alberi senza le fronde, un pomeriggio ombroso, ventoso e senza sole, che annunciava un temporale. 
Quel “senza fronde” nasconde in sé un significato ben più profondo; con quel “senza fronde” ho cercato di riassumere il sentimento di straniamento e di smarrimento dell’uomo contemporaneo, che si ritrova privo di valori e di qualcosa in cui credere, simile ad un albero in autunno, spogliato delle sue foglie. 
Sorge quindi il bisogno di aggrapparsi a qualcosa o a Qualcuno in cui credere, prima che anche le radici vengano strappate via dalla tempesta dell’inverno. 
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo? 
Questa mia raccolta contiene 109 poesie, essendo il lavoro di sedici anni, ma, se avessi avuto la possibilità di pubblicarla nel ’99, si sarebbe chiamata sempre “Per una strada”, contenendone un po’ di meno.

Ha vinto premi letterari?

No, mai. [1]

Crede nei premi letterari?

Ho partecipato a dei concorsi di poesia, che chiedevano una quota di partecipazione, arrivando terzo una sola volta, ma non credo più in questi premi. 
Da quando l’ho saputo, parteciperò soltanto a quelli che non chiedono una quota di partecipazione.

Ha altri progetti in cantiere?

Ho cinque poesie inedite,[2] l’ultima l’ho scritta il 10 marzo di quest’anno. 
Ho scritto un poema drammatico,[3] iniziato nel ’90, ambientato al tempo della scoperta dell’Islanda, di argomento storico romanzato, non ancora ultimato e non in rima; nel giugno del 2000 ho terminato il IV atto e soltanto il primo atto si estende per ben 705 versi. 
Ho scritto anche quindici aforismi[4] e vari pensieri spirituali, insieme a poesie in forma di preghiera, ma è troppo presto per una loro pubblicazione, aspetto che il loro numero aumenti. 
Nell’agenda 2010 “Le pagine del poeta”, dedicata a Mario Luzi, sarà pubblicata una mia poesia, tratta da “Per una strada”.

 

 

[1] Non è proprio esatto, c’è stata una menzione d’onore nel 2003 al concorso internazionale di narrativa, pittura e poesia “Città di Salerno”, organizzato dall’Associazione culturale “La Tavolozza” per la lirica “Dolce sogno”, ma allora ho partecipato con il mio pseudonimo “Joe Tiziano” e compaio con questo pseudonimo nella menzione d’onore. In seguito, nel 2010, mi hanno conferito una menzione d’onore al I premio internazionale d’arte “Europclub” Messina-Taormina 2010 per la lirica “Là, dove il mare…” da Per una strada, sbc edizioni, 2009.

[2] Finora ho scritto più di 130 poesie.

[3] Mi manca di terminare di scrivere il quinto ed ultimo atto.

[4] Finora ho scritto 99 aforismi e pensieri vari, di cui quattro sono stati pubblicati a dicembre 2010 nell’Antologia del premio internazionale per l’aforisma Torino in Sintesi II edizione 2010, edita dalle Edizioni Joker. Una silloge di 88 aforismi Pensieri minimi e massime è stata pubblicata nel giugno 2012, il mio secondo libro. 
Andate a questo link per leggere tutte le interviste rilasciate finora.

(Ultimo aggiornamento delle note, 12/03/2013)

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