Licenza Creative Commons
Pro Letteratura e Cultura diEmanuele Marcuccio è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale. Paperblog motori di ricerca In classifica siti emanuele-marcuccio.overblog.com
web emanuele-marcuccio.overblog.com net parade scambio banner Net-Parade.it Snippet

Create your own banner at mybannermaker.com!
Copia questo codice per mostrare questo banner sul tuo sito-web!

Iscriviti ai feed di Pro Letteratura e Cultura

scambio banner
Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Anatolij Ljadov - Il lago incantato - Incanto, poesia di Emanuele Marcuccio, da «Per una strada»

 

 

L'ascolto di questa musica, il poema sinfonico "Il lago incantato" di Anatolij Ljadov (1855-1914), nel 1998 mi ha ispirato la scrittura della poesia "Incanto".

 

 

Incanto1

 

Calma, pacata immensità dell’universo,

palpito dell’infinito:

sogno, immergersi rapito,

palpitar d’acque tremolanti,

risorsa ai sonori ardori,

attimo immobile e incantato,

anelito ad emergere,

rimaner sopito,

rifuggire sommerso.

Rifulge lo specchio che traluce,

che trapassa, si allontana:

pur divampa, pur s’immerge,

senza tempo.

 

1 aprile 1998

 

 

1 Edita in Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009. 
Riedita nella quarta di copertina dell'
Antologia del concorso nazionale di poesia L'arte in versi, Photocity Edizioni, 2012.

Immagine pubblicata a fini esclusivamente culturali e non commerciali. I diritti (Copyright ®), ove esistenti, sono riservati ai legittimi proprietari.

Di seguito il commento del critico Luciano Domenighini.

Qui bene si palesa la vocazione visionaria del poeta, quell'abbandonarsi all'irrazionale, alla caotica meraviglia della casualità, quel liberare un linguaggio sorgivo, ispirato, epifanico, fatto di metafore ermetiche, di ossimori, di audaci soluzioni verbali, talora al limite delle convenzioni semantiche.
La lirica celebra una dimensione cosmica, una percezione panica della natura e la connette con uno stato d’animo incantato e pago, rapito e sognante.
Leggere questa lirica, dal tono grandioso e pacificante, è come immergersi in un’atmosfera protetta e protettiva, assolutamente incontaminata e mettere il proprio cuore in sintonia con il battito dell’universo.
Il bagaglio lessicale scelto, d’altra parte, è alquanto suggestivo: il respiro, la luminosità e l’acquatica mobilità di questa empatia cosmica sono resi dall'ampio ventaglio delle forme verbali (“immergersi”, “palpitar”, “emergere”, “rimaner”, “rifuggire”, “rifulge”, “traluce”, “trapassa”, “si allontana”, “divampa”, “s’immerge”) e dalla scelta dei sostantivi (“immensità”, “infinito”, “palpito”, “sogno”, “ardori”, “attimo”, “anelito”), dagli aggettivi (“rapito”, “tremolanti”, “immobile”, “sonori”, “incantato”, “sopito”, “sommerso”) e dalle locuzioni semanticamente audaci (“immergersi rapito”, “risorsa ai sonori ardori”, “rifuggire sommerso”) a rappresentare un clima magico e atemporale, siglato dalla locuzione avverbiale dell’ultimo verso (“senza tempo”).

Luciano Domenighini

Emanuele Marcuccio 10/09/2015 19:48

Inserito il commento critico aggiornato, a cura di Luciano Domenighini. Grazie e buona lettura!

Live Support